Quanti di voi sanno che l’8 e il 9 giugno abbiamo la possibilità di votare per un referendum? Scommetto troppo pochi rispetto a quelli che dovreste essere. Sono l’Avvocata Maria Elena Scaduto e se mi concedete qualche minuto vi spiegherò brevemente ed in termini essenziali i 5 quesiti del referendum. Se non avete tempo, ma siete comunque curiosi, salvate questo breve articolo per leggerlo quando lo riterrete opportuno.
Non troverete nessun suggerimento sul votare Sì oppure NO a ciascun quesito, ma solo una breve spiegazione in termini pratici. Il referendum di giugno è un referendum abrogativo e, come dice la parola stessa, viene concessa ai cittadini la possibilità di abrogare, ossia, annullare alcune leggi o parti di esse.
I quesiti riguardano cittadinanza e lavoro e, anche se potrebbero sembrare degli argomenti lontani da voi e dalle vostre vite, in realtà riguardano ambiti di forte impatto sociale che meritano l’attenzione di tutti. Un referendum è valido se partecipa alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, ovvero almeno il 50% + 1 degli elettori. Questo è noto come “quorum”. Se questo quorum non viene raggiunto, il referendum è considerato invalido e la norma che ne è oggetto resta in vigore.
Ma veniamo ai 5 quesiti:
- Quesito sulla cittadinanza
attualmente un adulto straniero, cittadino di un Paese che non fa parte dell’Unione europea, deve risiedere legalmente dieci anni in Italia per poter chiedere la cittadinanza italiana. L’obiettivo del referendum abrogativo è ridurre da dieci a cinque anni questo periodo di residenza. Per votare su questo quesito riceverete la scheda gialla e, se si è d’accordo con il dimezzamento del requisito di residenza per concedere la cittadinanza italiana agli adulti extracomunitari, bisogna votare Sì. Se non si è d’accordo, bisogna votare No. Con il Sì verranno cancellati due punti dell’articolo 9 della legge n. 91 del 1992, abbassando così il termine a cinque anni di residenza per chiedere la cittadinanza.
- Quesito sui licenziamenti illegittimi
Il referendum mira ad annullare le norme sui licenziamenti che consentono di non reintegrare un lavoratore licenziato in modo illegittimo se è stato assunto dopo il 2015. Più nello specifico, il quesito chiede di abrogare la disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act, secondo cui le persone assunte dopo il 7 marzo 2015 (nelle imprese con più di 15 dipendenti) non devono essere reintegrate nel posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo nemmeno se un giudice stabilisce che l’interruzione del rapporto di lavoro era stata ingiusta o infondata. Adesso è previsto solo un indennizzo economico tra le 6 e le 36 mensilità di stipendio, ma se dovesse vincere il sì sarà possibile, per alcuni licenziamenti, anche il reintegro nel posto di lavoro, oltre il risarcimento del danno.
- Quesito sull’indennità per i licenziamenti nelle piccole imprese
Il secondo quesito sul lavoro chiede di eliminare il limite all’indennità per i lavoratori licenziati in modo ingiustificato nelle piccole aziende, si mira quindi ad aumentare le tutele per chi lavora in aziende con meno di 16 dipendenti: al momento in caso di licenziamento illegittimo si può ricevere un’indennità massima pari a sei mesi di stipendio. Con questa riforma non ci sarebbe più il limite delle sei mensilità e l’indennità andrebbe stabilita da un giudice sulla base di una serie di criteri, tra cui la gravità della violazione, l’età, i carichi di famiglia e la capacità economica dell’azienda.
- Quesito relativo all’utilizzo dei contratti a termine
È riferito sempre al Jobs Act e punta a eliminare alcune norme sull’utilizzo dei contratti a tempo determinato, ad oggi questi contratti possono essere stipulati fino a 12 mesi senza che un datore di lavoro debba indicare un motivo specifico. L’obiettivo del referendum è limitare il ricorso a questo tipo di contratti reintroducendo, tra le altre cose, l’obbligo per i datori di lavoro di indicare una “causale”, cioè il motivo per cui ricorrono a un tipo di contratto a termine e non a tempo indeterminato (al momento la scelta dell’azienda è insindacabile anche in un eventuale giudizio).
- Quesito sulla responsabilità dell’imprenditore committente in caso di infortuni:
Il quarto quesito sul lavoro vuole aumentare la responsabilità dell’imprenditore committente in caso di infortuni sul lavoro o malattie professionali. Attualmente le norme stabiliscono che negli infortuni il datore di lavoro committente è responsabile in solido con l’appaltatore e i subappaltatori per i danni subiti dai lavoratori che non hanno la copertura assicurativa. La legge esclude però questa responsabilità se i danni sono causati da rischi specifici dell’attività dell’appaltatore o del subappaltatore. Il referendum vuole eliminare quest’ultima clausola, estendendo così la responsabilità dell’imprenditore committente.
Vi invito a fare la vostra parte, qualunque sia la Vostra visione o posizione riguardo questi argomenti, perché ciò che può sembrare lontano da voi, magari non lo è per i Vostri parenti, amici o magari chissà? Un domani anche per i vostri figli. Il diritto al voto è un diritto costituzionalmente riconosciuto, per il quale si è tanto combattuto, non sprechiamolo.

